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La Città della Pace per i Bambini in Basilicata
Uno Studio di Fattibilità per la Sostenibilità di un’Idea.



La Città della Pace nasce da un’idea di Betty Williams, premio nobel per la pace 1976 che, nel 2003 durante la mobilitazione popolare in risposta al progetto di localizzare un deposito di materiale radioattivo in Basilicata a Scanzano Jonico, intervenne a sostegno di un utilizzo alternativo di questo territorio.

La Regione Basilicata, ha inserito la proposta nell’ambito del Patto con i giovani e, con uno studio di fattibilità affidato tramite selezione pubblica alla società CRETA e conclusosi nel 2007, ha inteso Verificare tecnicamente ed economicamente se fosse possibile realizzare questo progetto innovativo.

Come suggerito dal World Center for Compassion of Children di Betty Williams, la Città è intesa come “un tempo ed uno spazio per l’educazione alla Pace ed alla formazione d’eccellenza” non solo un’area di sicurezza per i bambini e le loro famiglie provenienti da nazioni colpite da conflitti armati.

 

A partire da questa considerazione, lo Studio di Fattibilità ha portato ad identificare la Città della Pace non tanto con una nuova struttura fisica destinata in modo esclusivo allo svolgimento delle attività indicate dalle proposte del WCCC, quanto piuttosto con un marchio di qualità che può accomunare iniziative diverse, svolte da soggetti pubblici e privati, che qualificano il territorio ed hanno come denominatore comune:
  • l’accoglienza, la cura e l’integrazione di bambini e delle loro famiglie provenienti da aree di guerra;
  • La valorizzazione delle competenze professionali degli operatori sociali attivi in ambito di migrazione, intercurturalità e cooperazione allo sviluppo;
  • L’educazione alla cultura della pace e della multiculturalità.

Lo studio è stato articolato nelle seguenti fasi principali:

  • nÈ stata effettuata una ricognizione di buone pratiche e di esperienze analoghe realizzate ed una verifica della domanda internazionale e dell’offerta di servizi similari già presenti in Basilicata;

  • nsono quindi stati focalizzati gli obiettivi, sono state individuate le attività e si è pervenuti ad un primo dimensionamento dell’intervento e delle fasi di realizzazione possibili;

  • nsono state sviluppate una serie di alternative localizzative operando una scelta con metodologia multicriteriale e si è verificata la concreta disponibilità di spazi per le attività previste;

  • nsi è proceduto poi ad una valutazione ambientale, finanziaria, economica e sociale ed alla quantificazione delle risorse necessarie;

  • nsi sono infine individuate le procedure da attuare per la realizzazione e per la gestione dell’intervento.

Nella fase di analisi dell’offerta si è evidenziato in Basilicata:
  • nla presenza di Associazioni volontariato che operano nel sociale in settori affini a quello dell’intervento (ben 430 secondo il registro annuale delle Organizzazioni di Volontariato) delle quali almeno 9 realtà sono direttamente interessate all’attuazione di questo progetto essendo impegnate già adesso in attività assimilabili a quelle della Città della Pace;
  • nUna considerevole  presenza di cooperative sociali: la Basilicata si attesta al secondo posto nazionale (19,8 cooperative sociali ogni 100 mila abitanti) e le coop sociali coinvolgendo  2.531 persone;
  • nl’esistenza di strutture già esistenti che, con costi limitati di ristrutturazione ed adeguamento, possono ospitare le funzioni della Città risolvendo anche il problema di utilizzo di alcuni immobili già quasi del tutto recuperati quali il Palazzo Baronale di Scanzano Jonico, ed il  Complesso di S. Maria di Orsoleo a S. Arcangelo e sfruttando la possibilità di coinvolgendo piccoli comuni della Val d’Agri per l’accoglienza.
Obiettivo principale: realizzare una struttura in grado di accogliere in modo non episodico i bambini e le relative famiglie che provengono dalle aree di guerra garantendone una integrazione nel tessuto sociale.

Obiettivi rilevanti ai fini delle politiche regionali:

  • ndiffondere la cultura dell’accoglienza e dell’intreculturalità tramite l’apertura a “saperi esterni” ed il coinvolgimento di organizzazioni internazionali;
  • nqualificare le realtà di volontariato che si occupano dell’accoglienza già presenti in regione anche al fine di realizzare nuove occasioni occupazionali;
  • nattivare nuove collaborazioni interistituzionali con gli enti locali ed il mondo associativo;
  • nqualificare il territorio elaborando modelli sostenibili di sviluppo economico migliorando le condizioni di contesto che favoriscano lo sviluppo locale e l’attrattività territoriale (specie in un contesto svantaggiato come la Val d’Agri) anche sviluppando progetti di ricerca sull’ambiente e con l’uso di energie a basso impatto ambientale ed alternative al nucleare.
  • nutilizzare in modo integrato risorse pubbliche e private per una sostenibilità di lungo periodo dell’iniziativa e per definire un nuovo modello di integrazione finalizzato a qualificare e a rianimare il territorio;
  • nconsentire un recupero di strutture esistenti in alcuni centri urbani della Regione.
Sulla base dell’analisi di benchmarking e delle analisi della domanda e dell’offerta, la Città della Pace si basa su cinque moduli organizzativi:
  • ncentro di accoglienza per i bambini (e le loro famiglie) provenienti da aree colpite da conflitti armati;
  • ncampus internazionale di educazione alla pace e allo sviluppo sostenibile, finalizzato a svolgere da un lato funzioni di formazione specialistica e laboratoriale per gli operatori attivi in materia di migrazione, interculturalità e cooperazione allo sviluppo e dall’altro azione di educazione alla pace ed alla multiculturalitàrivolte alla società civile;
  • ncentro per l’organizzazione delle missioni umanitarie;
  • nCentro di gestione e coordinamento della attività della Città per la Pace;
  • ncentro di eccellenza per la ricerca e lo sviluppo scientifico per la salvaguardia ambientale e le energie alternative che agirà a complemento delle principali aree di intervento della Città per la Pace.

Per quanto concerne l’accoglienza, si prevede che i minori continuino a vivere con le proprie famiglie prevalentemente in alloggi integrati a rete con le strutture comuni.

Lo Studio ha svolto una indagine sui possibili impatti ambientali delle soluzioni prospettate. Nell’individuazione delle principali situazioni di criticità e rischio ambientale sono state analizzate tutte le alternative localizzative rispetto ai seguenti fattori: localizzazione; tipologia progettuale ed eventuali tecnologie adottate; organizzazione, sistema relazionale e gestione dell’intervento.
Si è strutturata una matrice delle situazioni di criticità e rischio ambientale, sulla scorta della quale si sono effettuate:
  • nle verifiche di compatibilità degli interventi compresi in ogni alternativa, con gli strumenti urbanistici vigenti;
  • nla descrizione delle principali modificazioni previste sull’ambiente;
  • nla verifica di compatibilità rispetto agli obiettivi del progetto.
Tali verifiche hanno evidenziato la preferibilità, dal punto di vista dell’impatto ambientale del modello localizzativo reticolare diffuso.

E’ stata effettuata una verifica della sostenibilità economica e finanziaria dell’intervento analizzando i costi di investimento inerenti i beni immobili, la progettazione, il recupero o la nuova costruzione, gli arredi e le attrezzature ed i costi di esercizio.

La valutazione di sostenibilità finanziaria è stata condotta prevedendo l’apporto di risorse private (sponsor, donazioni, etc.) relativamente al sostegno dei costi gestionali ed è stato esaminato il quadro delle politiche nazionali e comunitarie in materia di solidarietà sociale, assistenza e accoglienza al fine di individuare ulteriori risorse finanziarie.

L’SdF ha previsto la finanziabilità di una prima fase dal costo di circa 4 M€ con:

  • I lavori di recupero/rifunzionalizzazione delle infrastrutture;
  • La loro dotazione in termini di attrezzature;
  • Le attività di start up per la prima annualità (che prevedono il primo modulo per dare ospitalità a 25 bambini e loro familiari per un numero complessivo di circa 75 persone, le attività del Campus di educazione alla pace e del centro per l’organizzazione delle missioni umanitarie).
Mentre l’attività del primo nucleo giungerà a regime, si comincerà ad attivare il centro di eccellenza per la ricerca e si potrà avviare l’ampliamento dell’accoglienza fino ad ospitare 1.000 persone.
 
Sara costituita una forma organizzativa gestionale che potrebbe essere una Fondazione o una Associazione o anche da una Azienda Speciale Consortile.
 
E’ in ogni caso auspicabile la partecipazione dei soggetti pubblici e istituzionali promotori in fase di primo avvio (Wccc e Regione Basilicata), aperta anche ad altri soggetti pubblici (i Comuni di Scanzano e Sant’Arcangelo, i Comuni della Val D’Agri e del Metapontino) e privati, da coinvolgere sulla base delle iniziative che concretamente verranno sviluppate.

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