A partire da questa considerazione, lo Studio di Fattibilità ha
portato ad identificare la Città della Pace non tanto con una nuova
struttura fisica destinata in modo esclusivo allo svolgimento delle
attività indicate dalle proposte del WCCC, quanto piuttosto con un
marchio di qualità che può accomunare iniziative diverse, svolte da
soggetti pubblici e privati, che qualificano il territorio ed hanno
come denominatore comune:
- l’accoglienza, la cura e l’integrazione di bambini e delle loro
famiglie provenienti da aree di guerra;
- La valorizzazione delle competenze professionali degli operatori
sociali attivi in ambito di migrazione, intercurturalità e
cooperazione allo sviluppo;
- L’educazione alla cultura della pace e della multiculturalità.
Lo studio è stato articolato nelle seguenti fasi principali:
- È stata effettuata una ricognizione di buone pratiche e
di esperienze analoghe realizzate ed una verifica della domanda
internazionale e dell’offerta di servizi similari già presenti
in Basilicata;
- sono quindi stati focalizzati gli obiettivi, sono state
individuate le attività e si è pervenuti ad un primo
dimensionamento
dell’intervento e delle fasi di realizzazione possibili;
- sono state sviluppate una serie di alternative localizzative
operando una scelta con metodologia multicriteriale e si è
verificata la concreta disponibilità di spazi per le attività
previste;
- si è proceduto poi ad una valutazione ambientale,
finanziaria, economica e sociale ed alla quantificazione
delle risorse necessarie;
- si sono infine individuate le procedure da attuare per la
realizzazione e per la gestione dell’intervento.
Nella fase di analisi dell’offerta si è evidenziato in Basilicata:
- La presenza di Associazioni volontariato che operano nel
sociale in settori affini a quello dell’intervento (ben 430
secondo il registro annuale delle Organizzazioni di
Volontariato) delle quali almeno 9 realtà sono direttamente
interessate all’attuazione di questo progetto essendo impegnate
già adesso in attività assimilabili a quelle della Città della
Pace;
- Una considerevole presenza di cooperative sociali: la Basilicata
si attesta al secondo posto nazionale (19,8 cooperative sociali ogni
100 mila abitanti) e le coop sociali coinvolgendo 2.531 persone;
- l’esistenza di strutture già esistenti che, con costi limitati
di ristrutturazione ed adeguamento, possono ospitare le funzioni
della Città risolvendo anche il problema di utilizzo di alcuni
immobili già quasi del tutto recuperati quali il Palazzo Baronale di
Scanzano Jonico, ed il Complesso di S. Maria di Orsoleo a S.
Arcangelo e sfruttando la possibilità di coinvolgendo piccoli comuni
della Val d’Agri per l’accoglienza.
Obiettivo principale: realizzare una struttura in grado di
accogliere in modo non episodico i bambini e le relative famiglie che
provengono dalle aree di guerra garantendone una integrazione nel
tessuto sociale.Obiettivi rilevanti ai fini delle politiche
regionali:
- diffondere la cultura dell’accoglienza e dell’intreculturalità
tramite l’apertura a “saperi esterni” ed il coinvolgimento di
organizzazioni internazionali;
- qualificare le realtà di volontariato che si occupano
dell’accoglienza già presenti in regione anche al fine di realizzare
nuove occasioni occupazionali;
- attivare nuove collaborazioni interistituzionali con gli enti
locali ed il mondo associativo;
- qualificare il territorio elaborando modelli sostenibili di
sviluppo economico migliorando le condizioni di contesto che
favoriscano lo sviluppo locale e l’attrattività territoriale (specie
in un contesto svantaggiato come la Val d’Agri) anche sviluppando
progetti di ricerca sull’ambiente e con l’uso di energie a basso
impatto ambientale ed alternative al nucleare;
- utilizzare in modo integrato risorse pubbliche e private per una
sostenibilità di lungo periodo dell’iniziativa e per definire un
nuovo modello di integrazione finalizzato a qualificare e a
rianimare il territorio;
- consentire un recupero di strutture
esistenti in alcuni centri urbani della Regione.
Sulla base dell’analisi di benchmarking e delle analisi della domanda
e dell’offerta, la Città della Pace si basa su cinque moduli
organizzativi:
- centro di accoglienza per i bambini (e le loro famiglie)
provenienti da aree colpite da conflitti armati;
- campus internazionale di educazione alla pace e allo sviluppo
sostenibile, finalizzato a svolgere da un lato funzioni di
formazione specialistica e laboratoriale per gli operatori attivi in
materia di migrazione, interculturalità e cooperazione allo sviluppo
e dall’altro azione di educazione alla pace ed alla
multiculturalitàrivolte alla società civile;
- centro per l’organizzazione delle missioni umanitarie;
- Centro di gestione e coordinamento della attività della Città
per la Pace;
- centro di eccellenza per la ricerca e lo sviluppo scientifico
per la salvaguardia ambientale e le energie alternative che agirà a
complemento delle principali aree di intervento della Città per la
Pace.
Per
quanto concerne l’accoglienza, si prevede che i minori continuino a vivere con
le proprie famiglie prevalentemente in alloggi integrati a rete con le strutture
comuni.
Lo Studio ha svolto una indagine sui possibili impatti ambientali
delle soluzioni prospettate. Nell’individuazione delle principali
situazioni di criticità e rischio ambientale sono state analizzate tutte
le alternative localizzative rispetto ai seguenti fattori:
localizzazione; tipologia progettuale ed eventuali tecnologie adottate;
organizzazione, sistema relazionale e gestione dell’intervento.
Si è strutturata una matrice delle situazioni di criticità e rischio
ambientale, sulla scorta della quale si sono effettuate:
- le verifiche di compatibilità degli interventi compresi in ogni
alternativa, con gli strumenti urbanistici vigenti;
- la descrizione delle principali modificazioni previste
sull’ambiente;
- la verifica di compatibilità rispetto agli obiettivi del
progetto.
Tali verifiche hanno evidenziato la preferibilità, dal punto di vista
dell’impatto ambientale del modello localizzativo reticolare diffuso.
E’ stata effettuata una verifica della sostenibilità economica e
finanziaria dell’intervento analizzando i costi di investimento inerenti
i beni immobili, la progettazione, il recupero o la nuova costruzione,
gli arredi e le attrezzature ed i costi di esercizio.
La valutazione di sostenibilità finanziaria è stata condotta
prevedendo l’apporto di risorse private (sponsor, donazioni, etc.)
relativamente al sostegno dei costi gestionali ed è stato esaminato il
quadro delle politiche nazionali e comunitarie in materia di solidarietà
sociale, assistenza e accoglienza al fine di individuare ulteriori
risorse finanziarie.
L’SdF ha previsto la finanziabilità di una prima fase dal costo di
circa 4 M€ con:
- I lavori di recupero/rifunzionalizzazione delle
infrastrutture;
- La loro dotazione in termini di attrezzature;
- Le
attività di start up per la prima annualità (che prevedono il primo
modulo per dare ospitalità a 25 bambini e loro familiari per un numero
complessivo di circa 75 persone, le attività del Campus di educazione
alla pace e del centro per l’organizzazione delle missioni umanitarie).
Mentre l’attività del primo nucleo giungerà a regime, si comincerà ad
attivare il centro di eccellenza per la ricerca e si potrà avviare
l’ampliamento dell’accoglienza fino ad ospitare 1.000 persone.
Sara costituita una forma organizzativa gestionale che potrebbe essere
una Fondazione o una Associazione o anche da una Azienda Speciale
Consortile.
E’ in ogni caso auspicabile la partecipazione dei
soggetti pubblici e istituzionali promotori in fase di primo avvio (Wccc
e Regione Basilicata), aperta anche ad altri soggetti pubblici (i Comuni
di Scanzano e Sant’Arcangelo, i Comuni della Val D’Agri e del
Metapontino) e privati, da coinvolgere sulla base delle iniziative che
concretamente verranno sviluppate. |